Come uscire dalla modalità automatica
Non servono trenta impostazioni. Ne servono tre, e si imparano in una sera. Il difficile viene dopo, ed è un'altra cosa.
di Manuel Diamanti — fotografo da 18 anni, insegna fotografia di base a Terni
In breve: per uscire dall'automatico ti servono tre comandi. La modalità A (priorità di diaframma), la compensazione dell'esposizione, e gli ISO automatici con un tetto massimo. Tutto il resto può aspettare.
Se hai una macchina fotografica e la usi ancora in automatico, quasi certamente non è perché non hai capito la teoria. La teoria l'hai già sentita almeno tre volte.
È perché quando sei lì, con la fotocamera in mano e la foto da fare adesso, ci sono trenta cose che potresti toccare e nessuna che sai di dover toccare. Quindi rimetti su automatico, che almeno una foto la porti a casa.
Questa guida serve a ridurre quelle trenta cose a tre.
Perché l'automatico sbaglia
L'automatico non sa cosa stai fotografando. Misura la luce e cerca una via di mezzo: né troppo chiaro né troppo scuro. Quando la scena non è nella media — neve, controluce, un vestito nero, un muro bianco — quella via di mezzo è l'esposizione sbagliata.
Il punto non è che l'automatico sia scarso. È che sta risolvendo un problema di media, mentre tu stai fotografando una cosa precisa.
Fotografi qualcuno controluce al tramonto: la fotocamera vede un sacco di luce e chiude tutto per non bruciare il cielo. Risultato, il cielo viene bene e la faccia della persona è nera. Non ha sbagliato un calcolo — ha fatto la media di una scena in cui la media non serviva a niente.
Il comando numero uno: la modalità A
La priorità di diaframma — la lettera A sulla ghiera, Av su Canon — ti fa decidere quanto sfondo tenere a fuoco. La fotocamera calcola il tempo di scatto da sola. È il primo passo da fare, e per il novanta per cento delle foto è anche l'ultimo che ti serve.
Gira la ghiera su A e imposta il diaframma. Numero basso (f/1.8, f/2.8) vuol dire sfondo sfocato e soggetto che si stacca. Numero alto (f/8, f/11) vuol dire tutto a fuoco, dal primo piano all'orizzonte.
È tutto qui. Una decisione sola: quanto sfondo voglio nitido.
| Cosa stai fotografando | Da dove parti |
|---|---|
| Una persona, sfondo sfocato | f/2.8 — se l'obiettivo arriva a f/1.8, anche meglio |
| Due o tre persone insieme | f/5.6 — servono tutte a fuoco |
| Paesaggio | f/8 |
| Interni la sera | Il numero più basso che hai |
Quattro righe. Non c'è altro da sapere per iniziare a usare la A.
Il comando numero due: la compensazione dell'esposizione
È la rotella o il pulsante con i segni + e −. Serve a dire alla fotocamera "questa foto falla più chiara" oppure "più scura". Risolve da sola la maggior parte delle foto venute male.
Ricordi il ritratto controluce con la faccia nera? Metti +1 e la faccia torna. Fotografi la neve e viene grigiastra? Metti +1. Fotografi un gatto nero su un divano nero e viene slavato? Metti −1.
La fotocamera tira verso il grigio medio. Tu la spingi da un'altra parte.
È il comando che più di ogni altro separa una foto sbagliata da una giusta, ed è anche quello che quasi nessun principiante usa — semplicemente perché nessuno gli ha detto che c'è.
Il comando numero tre: gli ISO automatici, con un tetto
Metti gli ISO in automatico e imposta un limite massimo: 3200 o 6400 sulle macchine degli ultimi anni. Così la fotocamera alza la sensibilità quando serve, ma non oltre il punto in cui la foto diventa impastata.
Molti principianti tengono gli ISO bassi per paura del rumore, e si ritrovano con foto mosse. È lo scambio sbagliato: una foto un po' rumorosa la recuperi, una foto mossa no. Il rumore lo togli in mezzo minuto in post-produzione; il mosso non lo toglie nessuno.
Con gli ISO automatici e un tetto ragionevole, quel problema smette di esistere e tu ti concentri sulle altre due cose.
E il manuale?
Il manuale — la M — serve in poche situazioni: tempi lunghi su treppiede, studio con luci fisse, o quando la luce non cambia mai e vuoi la stessa esposizione su tutta una serie. Non è il traguardo, è uno strumento specifico.
Questa è la trappola più comune. "Uscire dall'automatico" viene raccontato come "imparare la M", così il principiante parte da lì, deve gestire tre valori insieme mentre la scena cambia, sbaglia tutto per due uscite di fila e conclude di non essere portato.
Non è una gara di difficoltà. I fotografi che lavorano stanno in A molto più spesso di quanto si racconti in giro.
Le impostazioni con cui uscire di casa domani
Se vuoi una configurazione unica da cui ripartire ogni volta:
- Modalità: A
- Diaframma: f/4 — sta in mezzo, va bene quasi ovunque
- ISO: automatici, tetto 3200
- Compensazione: 0, la muovi solo quando serve
- Messa a fuoco: singola, punto centrale, poi ricomponi
- Qualità file: RAW+JPEG se hai spazio sulla scheda
Da lì cambi un valore alla volta e guardi cosa succede. È il modo più veloce per capire davvero, molto più che leggerne la spiegazione.
Perché sapere queste tre cose non basta
Adesso le sai. E con ogni probabilità tra tre giorni sarai fuori, la luce sarà diversa da come te la immagini adesso, il soggetto si muoverà, e ti troverai di nuovo a decidere in due secondi.
Questo è il punto in cui si arrendono quasi tutti, ed è anche il motivo per cui guardare video non funziona: guardare e fare sono due cose diverse, e in mezzo c'è tutto il problema.
Quello che serve, a quel punto, è banale: qualcuno accanto che ti guardi le mani e ti dica "aspetta, gira quella lì". Due secondi. Ma in quel momento, non tre giorni prima dentro uno schermo.
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Prima di tutto questo, però, controlla che la fotocamera sia impostata bene: le impostazioni da cambiare subito — sette voci nei menù, dieci minuti, e c'è anche la scheda in PDF.
Se vuoi provarlo davvero
A ottobre, a Terni, faccio un corso base di fotografia. Cinque serate in aula e due uscite a fotografare insieme: quattordici ore, tutte in presenza. Si parte dal principio, e non serve comprare niente — va bene la fotocamera che hai già.
Guarda com'è fatto Dal 15 ottobre 2026 · Posti limitati